Detenuto per la strage di Corinaldo incendia la propria cella poi aggredisce gli agenti

Uno dei responsabili della strage di Corinaldo, la tragedia che nel 2018 provocò sei morti e 59 feriti all'interno di una discoteca dove era attesa l'esibizione del cantante Sfera Ebbasta, ha appiccato il fuoco nel carcere San Domenico di Cassino e poi ha aggredito due agenti della polizia penitenziaria.
Si tratta di Andrea Cavallari , condannato in via definitiva a 11 anni e 10 mesi di reclusione per la strage nella discoteca e l'anno scorso protagonista di una clamorosa evasione, approfittando di un permesso per discutere la tesi di laurea,mentre scontava la pena alla Dozza di Bologna. A denunciare l'episodio è il Sappe.
Secondo quanto riferisce il sindacato della polizia penitenziaria Cavallari ha prima appiccato il fuoco ad uno sgabello in dotazione alla cella, provocando una rapida propagazione del fumo all'intero primo piano del reparto Isolamento. Per garantire la sicurezza dei presenti e scongiurare conseguenze ancora più gravi, la Polizia Penitenziaria ha avviato subito le procedure di emergenza, trasferendo i detenuti nelle aree passeggio.
Proprio durante queste operazioni, l'autore della strage di Corinaldo ha improvvisamente aggredito un giovane agente, in servizio da pochi giorni, colpendolo con pugni e schiaffi.
Successivamente, all'arrivo di un collega più esperto intervenuto in suo soccorso, il detenuto ha afferrato una gamba di tavolo prelevata dalla cella e si è scagliato contro il poliziotto, colpendolo ripetutamente alla schiena e alle gambe con estrema violenza. I due poliziotti sono stati immediatamente soccorsi e poi refertati: ne avranno rispettivamente per cinque e sette giorni.
Donato Capece, segretario generale del sindacato Sappe e Maurizio Somma, segretario regionale per il Lazio, esprimono "totale vicinanza e solidarietà ai colleghi feriti. Quanto accaduto a Cassino - dicono - rappresenta l'ennesima dimostrazione di come il personale di Polizia Penitenziaria operi quotidianamente in condizioni estremamente difficili, esponendosi a rischi altissimi per garantire la sicurezza degli istituti e della collettività. Chi alza le mani contro un poliziotto penitenziario attacca lo Stato e deve essere perseguito con la massima intransigenza".
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