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Da una serata di successo a una domanda: dove custodire questa memoria?

Amministratore01 settembre 2026 alle 11:37

San Benedetto del Tronto - È proprio dall’immagine di un Parco Wojtyla così partecipato (e più ingenerale dal successo che continua a riscuotere tutto il progetto Lupo100) che ENDECA | Agitatore Culturale ETS ha voluto rilanciare una riflessione che va oltre la singola serata.

Nel corso dell’appuntamento l’associazione ha rivolto all’assessore alla Cultura Cinzia Campanelli e all’amministrazione tutta un appello affinché San Benedetto cominci a interrogarsi concretamente su dove e come conservare, esporre e raccontare stabilmente le testimonianze artistiche dei protagonisti che hanno contribuito a costruire il patrimonio culturale della città.

A partire dal lavoro (e in particolare dal murale Corale Attesa) di Mario Lupo e dall’opera di Marcello Sgattoni, ma senza fermarsi a loro.

L’auspicio è che si possa individuare uno spazio capace di accogliere e valorizzare opere e testimonianze della loro produzione e, progressivamente, costruire un luogo o un sistema di luoghi nel quale possano trovare rappresentazione gli artisti che hanno contribuito, attraverso generazioni e linguaggi differenti, alla costruzione dell’identità culturale sambenedettese.

Un tema che l’architetto Franco Mercuri, cofondatore di ENDECA, aveva già sollevato nei giorni precedenti inserendolo in una riflessione più ampia sulle politiche culturali cittadine, già avviata anche da Lina Lazzari.

Il punto, secondo l’arch. Mercuri, è che appare sempre più significativo come soggetti diversi che operano nella cultura sambenedettese, pur provenendo da esperienze differenti, finiscano per individuare le medesime necessità: spazi, programmazione, reti, valorizzazione del patrimonio e una visione di lungo periodo.

Perché la cultura, pur avendo bisogno degli eventi, non può ridursi a una successione di eventi.

Un calendario ricco rende una città viva, ma una politica culturale richiede qualcosa che venga prima e soprattutto qualcosa che rimanga dopo: un progetto, una visione, un’identità e una narrazione capace di rendere riconoscibile San Benedetto anche attraverso la propria storia artistica.

È ciò che ENDECA definisce la necessità di costruire una vera “infrastruttura strategica della cultura”.

Un’infrastruttura che non significa necessariamente o esclusivamente costruire nuovi edifici, ma innanzitutto mettere in relazione spazi, patrimonio, istituzioni, associazioni, operatori, artisti e competenze; recuperare luoghi oggi sottoutilizzati; creare una rete museale e culturale diffusa; censire e valorizzare ciò che già esiste e programmare nel tempo ciò che ancora manca.

In questa prospettiva possono rientrare le riflessioni già emerse sul recupero delle dimore del Paese Alto, delle ville storiche cittadine, di nuovi spazi per musica, teatro e spettacolo e, più in generale, sulla possibilità di costruire un sistema nel quale le diverse realtà culturali smettano di procedere lungo rotte parallele e comincino a riconoscersi dentro un orizzonte comune.

La grande partecipazione alla serata dedicata a Mario Lupo e Marcello Sgattoni assume allora anche un valore simbolico. Dimostra che quella memoria non appartiene soltanto agli addetti ai lavori, ma continua a parlare alla città.

La domanda, riproposta nella serata di ieri da Rosalba Rossi, presidente Endeca Agitatore Culturale, ma anche da Fiorenzo Pizza della Pietraia dei Poeti e da Gino Troli del Circolo dei Sambenedettesi, diventa quindi inevitabile: come trasformare questo patrimonio in qualcosa che rimanga accessibile, riconoscibile e vivo anche dopo che le luci di una serata si sono spente?