COSA NON SI FAREBBE PER UNA POLTRONA: A GROTTAMMARE ANCHE IL PIANO REGOLATORE DIVENTA MERCE DI SCAMBIO POLITICO

Grottammare - Cosa non si farebbe per conservare una poltrona. Persino arrivare a concedere a ogni componente della maggioranza il proprio centro commerciale, sacrificando la pianificazione del territorio agli equilibri politici.
Nell’ultimo Consiglio comunale la maggioranza ha ritirato il punto all’ordine del giorno relativo all’approvazione di una variante al Piano regolatore, necessaria per consentire la realizzazione di un nuovo centro commerciale nell’area vicina alla rotatoria.
Le motivazioni con cui il sindaco ha annunciato il rinvio della discussione al prossimo Consiglio comunale non chiariscono affatto la vicenda. Al contrario, alimentano dubbi ancora più seri.
Secondo quanto sta emergendo, infatti, il gruppo dei Riformisti vorrebbe introdurre, nella medesima zona, la possibilità di realizzare un ulteriore centro commerciale. La conseguenza è evidente: per garantire la tenuta della maggioranza, la variante potrebbe essere modificata prevedendo non più una, ma addirittura due nuove strutture commerciali.
Se così fosse, ci troveremmo davanti a uno scenario gravissimo, sul quale l’Amministrazione ha il dovere di fare immediatamente chiarezza.
La prima contraddizione riguarda la pianificazione urbanistica. Queste scelte smentiscono apertamente gli indirizzi del Piano regolatore predisposto dalle precedenti amministrazioni, che dichiaravano di non volere nuovi centri commerciali sul territorio.
Ancora più grave è il metodo seguito nel corso degli anni. Anche le strutture commerciali già realizzate nella stessa zona, a partire da quella autorizzata oltre vent’anni fa, non sono state inserite all’interno di una revisione generale e organica del Piano regolatore, ma attraverso singole varianti specifiche.
Si è proceduto, di volta in volta, assecondando interessi particolari, senza una visione complessiva della città e senza una seria valutazione dell’impatto sulla viabilità, sul commercio locale, sul consumo di suolo e sulla qualità della vita dei cittadini.
Oggi rischiamo di assistere all’ennesima variante costruita non sulla base di uno studio dei bisogni del territorio, di un’analisi costi-benefici o di una programmazione urbanistica trasparente, ma come risultato di un maldestro accordo politico interno alla maggioranza.
L’impressione è che una componente della coalizione abbia posto un vero e proprio ultimatum: o si accetta anche il secondo centro commerciale oppure viene meno il sostegno all’Amministrazione.
Il Piano regolatore, però, non può diventare merce di scambio per tenere insieme una maggioranza divisa. L’urbanistica non può essere utilizzata come strumento per distribuire concessioni, accontentare gruppi politici o garantire la sopravvivenza di un’Amministrazione.
Le decisioni che modificano il futuro di Grottammare devono essere assunte nell’interesse generale, sulla base di dati, studi e valutazioni pubbliche. Non nelle riunioni di maggioranza e non attraverso accordi dell’ultimo minuto.
Il sindaco chiarisca quindi davanti alla città perché il punto sia stato realmente ritirato, se la nuova variante prevederà uno o due centri commerciali, quali studi siano stati effettuati sull’impatto economico, urbanistico e viario e se il rinvio sia stato determinato da contrasti e condizioni poste all’interno della maggioranza.
I cittadini hanno il diritto di sapere se il futuro urbanistico di Grottammare venga pianificato nell’interesse della comunità o sacrificato sull’altare degli equilibri politici.
Raffaele Rossi
Tiziana Stampatori
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