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Comunicato stampa del gruppo consiliare Grottammare c'è

«Solidarietà e Partecipazione dà lezioni di pace, ma il suo capogruppo era assente. Siamo alla commedia»

Editor29 ottobre 2026 alle 15:08

C’è qualcosa di surreale nel comunicato di Solidarietà e Partecipazione. I consiglieri

di Grottammare C’è vengono definiti «ignavi» e quelli di Fratelli d’Italia accusati di

essere «sporchi di sangue» per le posizioni assunte sulla mozione per il Premio

Nobel per la Pace ai bambini di Gaza. Parole pesanti, che superano ogni limite del

confronto democratico. Ma il vero capolavoro arriva quando si guarda a ciò che è

successo in Consiglio.

Il capogruppo di Solidarietà e Partecipazione, firmatario della mozione, era assente

quando il suo stesso atto è stato discusso e votato. Non lo ha illustrato, non lo ha

relazionato e non lo ha nemmeno votato. È arrivato con notevole ritardo, a Consiglio

ormai quasi concluso. E poi viene a dare lezioni agli altri e a definire «ignavi»

consiglieri che erano presenti e hanno assunto una posizione? Ma siamo seri? Se

applichiamo il metro di giudizio del loro comunicato, come dovremmo definire chi

non si presenta nemmeno a sostenere il proprio atto? «Ignavi» per gli altri, assenze

giustificate per sé? La partecipazione, evidentemente, vale a giorni alterni.

La nostra posizione, espressa dal consigliere Giuliano Vagnoni, era chiara. Abbiamo

proposto di estendere l’appello a tutti i bambini vittime delle guerre, senza

distinzioni di nazionalità. Poiché il Premio Nobel per la Pace 2026 era già stato

assegnato, si poteva rilanciare con un’iniziativa più ampia e universale. Una

proposta di buon senso, che non sminuiva in alcun modo la tragedia di Gaza, ma che

non è stata nemmeno presa in considerazione. Se volevate l’unanimità, dovevate

coinvolgerci. La partecipazione non significa pretendere che tutti obbediscano a un

testo già confezionato.

Ma c’è una contraddizione ancora più grave, che rende questa predica sulla pace e

sul rispetto particolarmente imbarazzante.

Il 6 ottobre abbiamo presentato, un’interrogazione sulla tutela del personale

comunale, richiamando le segnalazioni del 13 maggio e del 31 luglio 2026. Una

dipendente ha riferito di aver subito vessazioni e minacce da parte di un consigliere

comunale di solidarietà e Partecipazione, chiedendo interventi a tutela della propria

serenità lavorativa. A seguito della vicenda, ci risulta siano state adottate misure

interne di tutela, comprendenti disposizioni volte a evitare ulteriori contatti con il

consigliere coinvolto.

Non stiamo anticipando giudizi, ma richiamando una situazione concreta che ha

richiesto interventi a tutela di una lavoratrice. E la domanda politica resta tutta: il

consigliere coinvolto ha avuto almeno il coraggio e la sensibilità di chiedere scusa

alla dipendente? Per quanto ci risulta, no.

Prima di accusare gli altri di essere privi di umanità, sarebbe opportuno dimostrare

rispetto verso chi lavora negli uffici comunali. La pace non si proclama soltanto nei

comunicati e non si difende attaccando l’opposizione. Si pratica nei comportamenti

quotidiani, soprattutto quando si ha la responsabilità di riconoscere il dolore

provocato e di assumersene le conseguenze.

È davvero paradossale che chi non era presente per illustrare e votare il proprio atto

trovi poi il tempo di giudicare la coscienza degli altri, mentre su una vicenda che

riguarda la tutela di una dipendente restano ancora domande senza risposta.

Questa non è coerenza, è un doppio standard difficile da giustificare.

Solidarietà e Partecipazione dovrebbe ricordare che la solidarietà non è un’esclusiva

e la partecipazione non è un obbligo di obbedienza. Non si può pretendere il

monopolio dei valori, insultare chi dissente e poi sottrarsi al confronto sulle

contraddizioni della propria comunità.

Noi continueremo a fare opposizione e a chiedere risposte, senza pretendere di

essere gli unici depositari della sensibilità umana, ma senza accettare lezioni da chi

applica agli altri regole che non sembra disposto ad applicare a sé stesso.

Grottammare non ha bisogno di prediche né di processi morali. Ha bisogno di

rispetto, coerenza e responsabilità. E, soprattutto, di meno ipocrisia.

Gruppo Consiliare Grottammare c’è

Gruppo Consiliare Fratelli d’Italia