Cia Marche a fianco dei Comuni esclusi: pieno sostegno al ricorso al TAR contro il DPCM sulla classificazione dei comuni montani

ANCONA - Cia Marche esprime piena solidarietà ai Comuni marchigiani esclusi dalla nuova classificazione dei comuni montani e sostiene con convinzione il loro ricorso presentato al Tribunale Amministrativo Regionale del Lazio.
Il ricorso, promosso da un fronte ampio e compatto di amministrazioni locali – tra cui Cupramontana, Arcevia, Cingoli, Staffolo, Mergo, Tolentino, Urbino e numerosi altri territori dell’entroterra – evidenzia in modo chiaro le criticità di un impianto normativo profondamente sbagliato. L’azione legale è rivolta contro la Presidenza del Consiglio dei Ministri, il Consiglio dei Ministri, il Ministero per gli Affari Regionali e le Autonomie, il Ministero dell’Economia e delle Finanze e l’ISTAT, e coinvolge anche soggetti che risultano indirettamente interessati dagli effetti del provvedimento, tra cui la Regione Marche e alcuni Comuni. Secondo quanto emerge dal ricorso, il DPCM sulla classificazione dei comuni montani rappresenta una decisione calata dall’alto, adottata senza una reale intesa con le Regioni e con un evidente azzeramento del confronto istituzionale. Un passaggio che configura una possibile violazione del principio di leale collaborazione tra Stato e autonomie che vivono le stesse difficoltà delle aree riconosciute come territoriali. Nel merito, i criteri utilizzati risultano parziali e distorsivi: la definizione di “montanità” è stata ridotta a parametri esclusivamente geomorfologici – altitudine e pendenza – ignorando elementi fondamentali come lo spopolamento, la fragilità economica, l’accesso ai servizi e l’isolamento territoriale, che caratterizzano le aree interne. “Da tempo stiamo segnalando – ricorda il Presidente Cia Marche Alessandro Taddei – che esistono territori che vivono ogni giorno le stesse difficoltà di quelli classificati “montani” dalla Legge 131/2025. Alla carenza di servizi e di infrastrutture, parlando di agricoltura, si andrebbero ad aggiungere, in caso di esclusione dalla classificazione, anche la carenza di incentivi agli investimenti e contributi per il recupero del patrimonio agroforestale e la potenziale perdita di crediti d’imposta. Parliamo sempre della necessità di porre un freno allo spopolamento delle aree interne, così creiamo una differenziazione artificiosa che mette in pericolo il futuro di molte comunità locali. Confidiamo anche noi nel Tar per fare chiarezza sulla questione”.
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