Attualità

Caldo, Cia Marche. Molte produzioni a rischio

Cia Marche segnala potenziali problemi, ok solo il grano.

Amministratore26 giugno 2026 alle 13:26

ANCONA – Cia Agricoltori Italiani delle Marche esprime apprezzamento per l'ordinanza firmata dal presidente della Regione Marche Francesco Acquaroli a tutela dei lavoratori esposti alle alte temperature. Il provvedimento, che vieta nelle giornate a rischio elevato le attività lavorative all'aperto nelle ore più calde, rappresenta una risposta necessaria per salvaguardare la salute degli addetti del comparto agricolo in una fase caratterizzata da temperature eccezionalmente elevate.

“L'ordinanza della Regione Marche è un atto di responsabilità che tutela innanzitutto le persone che ogni giorno lavorano nei campi che – dichiara il presidente di Cia Marche, Alessandro Taddei – credo dovrebbe essere una prassi per le aziende agricole, anche se non tutti abbiamo la stessa sensibilità davanti a tali problemi. Con queste temperature, lavorare all’aperto sotto il sole sta diventando proibitivo. Il caldo improvviso, per quanto riguarda le produzioni, paradossalmente è positivo per un’eccellenza della nostra regione, il grano, che ancora non è pagato il giusto prezzo e quest’anno, con l’umidità bassa e queste temperature che portano un’essiccazione completa, sarà perfetto: il prezzo non copre nemmeno il 30% delle spese. Stiamo raccogliendo un’eccellenza assoluta, con questo caldo, ma non c’è retribuzione. D’altro canto, le altre colture saranno in difficoltà anche se per ora, poiché nelle Marche siamo stati lungimiranti, abbiamo degli invasi che permettono un approvvigionamento idrico ancora buono: la situazione potrebbe peggiorare se le temperature si mantenessero così alte per molto tempo. Noi, come Cia Marche, suggeriamo comunque sempre di investire, più che in grandi opere, nella pulitura degli invasi per aumentarne l’efficienza. Altra idea sulla quale insistiamo sin da quando c’è stato il terremoto, la creazione di mini laghetti aziendali che diano sollievo agli animali al pascolo, visto che parecchie fonti dopo il sisma sono rimaste all’asciutto. Cerchiamo dunque di fare interventi mirati e veloci, penso alla diga di Mercatale nel Pesarese ma anche a tutte le dighe lungo la dorsale appenninica, per una pulitura degli invasi e una sfangatura”.

Secondo le stime di Cia Agricoltori Italiani, l'ondata di caldo del 2026 potrebbe costare al settore agricolo nazionale oltre 1,5 miliardi di euro, tra perdite produttive e riduzione delle ore lavorabili. Le colture soffrono lo stress idrico e termico, mentre gli allevamenti registrano un calo delle produzioni dovuto alle alte temperature.

“Il caldo estremo non mette a rischio solo le persone: sta causando danni sempre più pesanti anche alle produzioni agricole – dice Sabina Pesci, Presidente Cia Pesaro-Urbino - Temperature elevate e prolungata assenza di precipitazioni provocano stress idrico, riduzione delle rese, cali qualitativi e maggiori costi per l'irrigazione aggravati anche dal caro gasolio e la gestione delle colture. In molti casi si registrano maturazioni anticipate e produzioni compromesse, soprattutto nell'ortofrutta. L'agricoltura è oggi in prima linea di fronte ai cambiamenti climatici. Per questo, oltre ai provvedimenti emergenziali, servono investimenti strutturali: nuovi invasi, reti irrigue efficienti, innovazione, ricerca e strumenti di gestione del rischio che consentano alle imprese agricole di continuare a produrre cibo di qualità anche in condizioni climatiche sempre più difficili. La tutela dei lavoratori e quella delle imprese agricole devono procedere insieme: senza agricoltori nelle condizioni di lavorare e senza aziende economicamente sostenibili, è a rischio la sicurezza alimentare dei nostri territori.

“I danni causati dal calore alle colture rappresentano una minaccia grave per la sicurezza alimentare e la stabilità economica dell’intero settore – è sulla stessa linea il Presidente Cia Ancona Franco Gianangeli – Le ondate di calore estremo portano a una perdita di reddito andando ad aumentare le attuali difficoltà delle imprese agricole e delle famiglie. Quando le temperature superano la soglia dei 35, 40 gradi per un periodo prolungato, i meccanismi biologici delle piante si bloccano con gravi conseguenze in termini di resa e qualità dei raccolti. Inoltre, bisogna tenere in giusto conto il rischio per la salute dei lavoratori e delle lavoratrici 

agricole: stress termico, disidratazione e colpi di calore che, peraltro, per legge sono veri e propri “infortuni da lavoro”. Servono prevenzione e misure a tutela degli operatori e operatrici del settore”.

“La situazione è ancora relativamente sotto controllo – sostiene Matteo Carboni, Presidente Cia Ascoli-Fermo-Macerata – perché la mancanza di piogge viene compensata dalle risorse esistenti. Però non possiamo resistere ancora per molto: per intenderci, qualora queste temperature perdurassero, ad esempio, per un altro mese, la viticoltura ne uscirebbe compromessa. La frutta ha una soglia di resistenza maggiore, ma anche in quel caso siamo in emergenza. Le alte temperature non incidono solo sulla quantità delle produzioni, ma anche sulla loro qualità. In frutticoltura aumentano le scottature dei frutti, si riduce la pezzatura e si anticipano le maturazioni; nei vigneti il caldo eccessivo può provocare disidratazione degli acini, squilibri nella maturazione e una riduzione della qualità delle uve, con ripercussioni sull'intera filiera agroalimentare”.