Bufera a Silvi, tutte le istituzioni e la politica condannano l'aggressione alla vice sindaca Luciana Di Marco
Silvi - Poco fa è giunta all’Ufficio protocollo del Comune di Silvi una PEC con la quale l'assessore all’Urbanistica, Gianpaolo Lella comunica al Sindaco le sue dimissioni.

Il sindaco Andrea Scordella in merito a quanto verificatosi ieri sera dichiara quanto segue: “Quello che si è verificato ieri è un episodio vergognoso dal quale mi dissocio senza esitazione. Si può comprendere che talora, nei rapporti tra partiti, i nervi possono saltare ma nessun comportamento che lede la dignità della persona può essere giustificabile. Pur nella durezza del confronto/scontro politico, certi limiti non possono essere superati e, come è accaduto in questo caso, non è lecito farsi annebbiare la ragione dalle provocazioni alle quali si risponde in maniera sbagliata. Credo che tutti dobbiamo ritrovare la serenità come uomini e donne ancor prima che come politici. Massima solidarietà alla vicesindaca per ciò che è accaduto. Ma adesso occorre stemperare gli animi e ripensare a quello che è successo ieri sera. E’ evidente che i rapporti all’interno della giunta municipale hanno registrato uno scollamento del quale dobbiamo ricercare le cause. A questo proposito non vorrei che alla base di tutto ci siano delle interferenze da parte degli organi provinciali e regionali dei partiti che hanno rappresentanti in giunta e in consiglio qui a Silvi. Quanto è successo a Roseto potrebbe, forse, aver condizionato l’atteggiamento di alcuni consiglieri e assessori di maggioranza? Chi è stato eletto dai cittadini di Silvi è ad essi che deve rendere conto e non agli interessi politici dei partiti nella provincia di Teramo. Ritengo che abbiamo il dovere di tentare di ridare alla città un governo credibile, deciso a portare avanti il programma della coalizione che comprende opere strategiche che non possiamo far saltare per beghe personali o di partito. Per questo motivo non escludo l’assunzione di singoli provvedimenti o l’azzeramento della giunta. Contemporaneamente promuoverò incontri con tutti i responsabili dei partiti in sede locale e con gli eletti nelle liste della nostra coalizione per verificare se esistono i presupposti e la volontà per riprendere il cammino tutti insieme con coerenza e trasparenza, sottoscrivendo l’impegno di agire in piena e schietta unità di intenti con l’obiettivo di perseguire fino in fondo gli obiettivi che ci siamo posti all’atto dell’insediamento. Esprimo questo pensiero senza secondi scopi, pur ben sapendo in questi 3 anni mezzo di gestione amministrativa ci sono stati tentativi dentro e fuori alla maggioranza, andati a vuoto, per mettermi in difficoltà. Per quanto mi riguarda, sono fiero del mio operato perché sono convinto che anche nelle gravi situazioni che hanno colpito il nostro territorio, ho agito sempre avendo nel cuore e nella mente un solo obiettivo: il bene di Silvi e dei miei concittadini senza discriminazioni di alcun genere”.
Interviene Manola Di Pasquale (PD) su quanto sarebbe accaduto a Silvi nel corso di una riunione politica quando un assessore avrebbe messo le mani al collo della vicesindaca durante un acceso confronto. Saranno naturalmente le autorità competenti ad accertare con precisione quanto accaduto e le eventuali responsabilità.
Ma c’è un punto politico e culturale sul quale non possiamo tacere.
L’immagine di un uomo che, nel pieno di una discussione, sostituisce alle parole la forza fisica è l’immagine plastica di qualcosa che pensavamo di avere lasciato alle nostre spalle e che, invece, continua ad attraversare la nostra società: l’idea del dominio dell’uomo sulla donna.
Quando finiscono gli argomenti non possono cominciare le mani.
Una donna che discute, dissente, esercita un ruolo pubblico e difende le proprie posizioni non è qualcuno da zittire, intimidire o sopraffare. È una persona libera e, in questo caso, un’amministratrice che esercita pienamente il proprio ruolo istituzionale.Da tempo assistiamo anche nel dibattito pubblico alla riproposizione di modelli culturali che esaltano la forza, l’aggressività e una concezione gerarchica dei rapporti tra uomini e donne. È un terreno sul quale una certa destra ha precise responsabilità politiche e culturali: quando si banalizza il patriarcato, quando si deridono le battaglie delle donne e si rappresenta come un fastidio ogni riflessione sulle disuguaglianze di genere, si contribuisce a creare un clima nel quale vecchi modelli di dominio trovano ancora cittadinanza.
Naturalmente nessuna appartenenza politica determina da sola un comportamento individuale e le responsabilità personali restano personali. Ma la cultura nella quale maturano i comportamenti riguarda tutti e la politica ha il dovere di interrogarsi sul linguaggio e sui modelli che propone.
Quanto sarebbe accaduto a Silvi non può essere ridotto a una “questione interna alla maggioranza”.
Se i fatti saranno confermati, non sarà una questione interna a un partito o a una coalizione. Sarà una questione che riguarda tutte e tutti noi. Perché le mani al collo di una donna non sono un’opinione politica. Non sono una lite. La violenza non è mai un argomento.
Con una nota, la consigliera regionale Marilena Rossi (FdI) interviene su quanto accaduto a Silvi durante un consiglio comunale
"Ho appreso la notizia del grave episodio verificatosi in seno alla Giunta comunale di Silvi e intendo esprimere, a nome personale e dell'intero gruppo di Fratelli d’Italia in Consiglio regionale, la più ferma e decisa condanna per quanto accaduto.
Secondo quanto riportato dagli organi di stampa, un assessore avrebbe aggredito fisicamente la vicesindaca Luciana Di Marco, mettendole le mani al collo e causando il ricorso a cure sanitarie. Considero questo fatto di inaudita gravità, inaccettabile sotto ogni profilo: umano, civile e istituzionale. Non può trovare alcuna giustificazione in nessun contesto, tanto meno all’interno di un’istituzione che dovrebbe rappresentare il primo presidio di legalità, rispetto e servizio per la comunità.
Le mani addosso a una donna, a una rappresentante eletta dai cittadini, dentro le mura di un municipio, sono un’offesa alla dignità delle istituzioni e a tutte le donne che svolgono con impegno e responsabilità ruoli pubblici. La violenza, fisica o verbale, non è mai uno strumento di confronto politico: episodi come questo rischiano di minare la fiducia dei cittadini nelle amministrazioni locali, già provate da tante difficoltà.
Chiedo che si faccia piena luce su quanto accaduto, che vengano assunte tutte le responsabilità del caso e che sia garantito il massimo sostegno alla vicesindaca Di Marco e a tutta l’amministrazione comunale di Silvi. È necessario un messaggio chiaro: chi ricopre ruoli istituzionali ha il dovere di dare l’esempio, nel rispetto delle persone, delle regole e della democrazia.
Invito tutte le forze politiche e istituzionali della regione a prendere posizione senza ambiguità contro ogni forma di violenza e di sopraffazione. Le istituzioni devono essere luoghi di dialogo, non di scontro fisico, e il rispetto della persona viene prima di qualsiasi differenza politica". Lo ha dichiarato Marilena Rossi, Consigliera regionale Abruzzo e coordinatrice provinciale di Fratelli d'Italia.
La Commissione Pari Opportunità esprime profondo sconcerto per quanto riportato dagli organi di informazione in merito al gravissimo episodio che avrebbe coinvolto, a Silvi, la vicesindaca Luciana Di Marco e l'assessore Gianpaolo Lella nel corso di una riunione della maggioranza comunale. Secondo quanto ricostruito dalla stampa, lo scontro sarebbe degenerato fino a un'aggressione fisica ai danni della vicesindaca, che avrebbe successivamente fatto ricorso alle cure ospedaliere. Se i fatti riportati saranno confermati, siamo di fronte a un episodio di una gravità inaudita.
Non è una lite. Non è una divergenza politica degenerata. E soprattutto non può essere considerata una "questione interna" a una maggioranza politica.
Quando il confronto supera il confine delle parole e arriva alla violenza fisica, riguarda tutti. Se accade all'interno di un'istituzione pubblica, la responsabilità morale e politica diventa ancora più grande. Le istituzioni sono il luogo nel quale il conflitto deve trovare nella democrazia, nel rispetto e nella convivenza civile il proprio limite invalicabile. Chi esercita una funzione pubblica ha una responsabilità ulteriore: rappresenta le istituzioni anche attraverso i propri comportamenti.
Da anni chiediamo alle donne vittime di violenza di denunciare, di non tacere, di riconoscere i segnali della sopraffazione. Da anni le istituzioni investono risorse, promuovono campagne, sottoscrivono protocolli e organizzano iniziative per affermare una cultura fondata sul rispetto.
Per questo riteniamo altrettanto preoccupante qualsiasi tentativo di minimizzare o confinare quanto accaduto nella dimensione di un contrasto personale o politico.
Alla vicesindaca Luciana Di Marco esprimiamo la nostra vicinanza, nel pieno rispetto degli accertamenti che dovranno ricostruire quanto accaduto. Chiediamo che sulla vicenda venga fatta piena chiarezza e che le istituzioni coinvolte assumano, nell'ambito delle rispettive responsabilità, una posizione inequivocabile. Su questo non possono esserci appartenenze politiche, convenienze o distinguo. E perché il silenzio, davanti alla violenza, non può mai diventare una risposta istituzionale.
Il Segretario provinciale del Partito Democratico di Teramo, Robert Verrocchio, interviene con fermezza in merito ai gravissimi fatti di cronaca registratisi a Silvi, dove si sarebbe verificata un'aggressione fisica da parte di un assessore nei confronti della vicesindaca a margine di una riunione pre-consiliare.
“Quanto accaduto a Silvi, da ciò che apprendiamo dalla stampa, è un episodio gravissimo, sconcertante e inaccettabile, che condanniamo con la massima fermezza e senza alcuna esitazione”, dichiara Robert Verrocchio.
“La violenza, verbale o fisica che sia, non è accettabile e non può e non deve mai trovare cittadinanza, a maggior ragione, nelle istituzioni, né tantomeno essere liquidata come una “questione interna” di maggioranza. Alla vicesindaca va la totale solidarietà mia e di tutto il Partito Democratico provinciale.
Al di là dei risvolti penali ed etici, che si commentano da sé, emerge un dato politico chiarissimo e inconfutabile: a Silvi non esiste più una maggioranza in grado di governare la città.
La spaccatura e il clima da "tutti contro tutti" che si respira all'interno dell'amministrazione di centro destra stanno paralizzando l'azione di governo, portando persino alla diserzione del Consiglio Comunale da parte degli stessi consiglieri di maggioranza, al punto che il Sindaco stesso ha annunciato un azzeramento di giunta.
Tutto ciò – prosegue il Segretario provinciale del PD – assume contorni ancor più drammatici se si considera la fase estremamente delicata e complessa che il Comune costiero sta attraversando. Dopo la grave frana che quest'estate ha messo in ginocchio la comunità, Silvi ha urgente bisogno di risposte, di programmazione, di interventi concreti e di una guida salda, non di risse e consiglieri in fuga. I cittadini e le attività economiche del territorio non possono essere presi in ostaggio dalle tensioni personali e politiche di chi dovrebbe invece garantire stabilità e ricostruzione” prosegue Verrocchio e conclude:” Chiediamo al Sindaco di fare chiarezza immediata su quanto accaduto e di prendere atto della fine della sua esperienza di governo. Silvi merita rispetto e dignità istituzionale”.
Quanto accaduto nel Comune di Silvi è un fatto grave e inaccettabile. Ogni forma di violenza è da condannare, ma lo è ancora di più quando si consuma all'interno delle istituzioni, luoghi che dovrebbero rappresentare il rispetto delle regole, dei diritti e della convivenza democratica” ad affermarlo sono i consiglieri regionali di opposizione del Patto per l’Abruzzo, che intervengono su quanto accaduto nel Comune di Silvi dove, secondo quanto riportato dagli organi di stampa, un assessore avrebbe aggredito fisicamente la vicesindaca, mettendole le mani al collo e causando il ricorso a cure sanitarie.
“Non può essere considerata una semplice vicenda interna alla maggioranza – continuano - né ridotta a uno scontro politico. Quando un assessore arriva ad aggredire una vicesindaca viene colpita non solo una persona, ma anche il ruolo istituzionale che essa rappresenta. Si tratta di un episodio che richiama con forza il tema della violenza, del rispetto della democrazia, della violenza di genere e della necessità di contrastare comportamenti intimidatori, discriminatori o maneschi. Sempre. E soprattutto quando si riferiscono a donne.
Per questo condanniamo con fermezza quanto accaduto e riteniamo che su fatti di tale gravità non possano esserci ambiguità né minimizzazioni.
Le istituzioni hanno il dovere di essere esempio di rispetto, equilibrio e responsabilità. Ci auguriamo che quanto accaduto venga accertato nelle sedi competenti e che episodi di questo genere non si ripetano mai più” concludono.
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