Ascoli Piceno - La terremotata di Arquata a Mattarella: "Non fateci tornare nel luogo dell'orrore"

Una lettera al presidente della Repubblica Sergio Mattarella.
E’ quanto scritto da Patrizia Marano, presidente dell’associazione dei familiari delle vittime del terremoto del 24 agosto 2016, per protestare contro la mancata delocalizzazione di alcune abitazioni nella frazione arquatana di Piedilama. “In quel tragico giorno, molti di noi hanno perso tutto: i propri cari, la casa, le radici – scrive Patrizia, che per colpa di quelle scosse non ha più il marito, il figlio Tommaso e i genitori –. Lei, presidente, in quei giorni così bui, ha scelto di esserci. Ricordo bene il suo abbraccio, il suo sguardo pieno di compassione e di rispetto durante i funerali”. “Quelle braccia aperte sono state un gesto che non dimenticherò mai. Oggi, con umiltà, ma anche con fermezza, torno a chiedere il suo aiuto. Da tre anni mi sto battendo perché alcuni dei miei associati, sopravvissuti di Pescara del Tronto, possano delocalizzare la ricostruzione delle proprie abitazioni nella frazione di Piedilama, come previsto dalla normativa vigente. Eppure, nonostante le richieste presentate, il Comune di Arquata continua a negare questo diritto, lasciando famiglie intere nel limbo della burocrazia, in una sofferenza che si rinnova ogni giorno – prosegue la terremotata –. Per molti di loro, infatti, tornare a vivere a Pescara del Tronto è impensabile: lì hanno perso figli, genitori, fratelli. Come si può immaginare una ‘ricostruzione’ della vita nello stesso luogo che è diventato simbolo di morte e trauma? Non si tratta solo di un diritto sancito dalla legge, ma di un’esigenza morale profonda, umana, che chiede solo di essere ascoltata. Presidente, lei rappresenta lo Stato nella sua forma più alta, più giusta, più vicina al cittadino. Le chiedo di intervenire, anche con un semplice gesto, una parola, affinché le istituzioni competenti trovino il coraggio e la volontà di porre fine a questa ingiustizia. Non si può ricostruire nulla, né una casa né una comunità, senza prima ricostruire la dignità delle persone. La prego, non lasci soli questi cittadini – conclude Patrizia Marano –. Non lasci che il dolore diventi anche abbandono”. La stessa richiesta è stata avanzata anche alla premier Giorgia Meloni e al commissario Guido Castelli.
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