Ascoli Piceno - Chiesa gremita e folla in lacrime per l'ultimo saluto a Luca Bernabei

La maglia della Vigor Folignano, la società per la quale avrebbe dovuto giocare se quella maledetta malattia non avesse preso il sopravvento.
E poi il pallone, l’amore della sua vita, autografato da alcuni calciatori dell’Ascoli. E la sciarpa bianconera degli Ultras 1898. C’erano tutte le sue passioni, sul feretro di Luca Bernabei, il 21enne ex giocatore del Monticelli che un tumore, rarissimo, ha strappato via all’affetto dei suoi cari e dei suoi amici decisamente troppo presto. A quell’età, quando la vita comincia, la sua è già finita. Il ragazzo è morto sabato scorso, dopo un lungo anno di battaglia contro un nemico che non gli ha lasciato scampo. Ma Luca ce l’ha messa tutta, affrontando questa ‘croce’ sempre con il sorriso sulle labbra e la voglia di non arrendersi mai. A salutarlo, oggi, per l’ultima volta, non è voluto mancare proprio nessuno. Grande, ma allo stesso tempo troppo piccola, la chiesa di Villa Pigna per accogliere tutti coloro che volevano bene a Luca. In tantissimi si sono stretti attorno alla mamma Natascia, al papà Ermanno e alla sorellina Giorgia: una famiglia dilaniata dal dolore, ma che è riuscita a rappresentare per tutti un esempio di coraggio e dignità nel vivere un periodo terribile. “Ti immagino arrivare in cielo con le tue scarpe da calcio, con Dio che si complimenta con te per aver giocato una partita bellissima. Ora il tuo gioco continua nei campi del Paradiso – le parole del parroco, don Francesco Fulvi -. Siamo smarriti, increduli e arrabbiati. Ma Dio ci invita ad attraversare questo momento con gli occhi della fede. Lui non dà importanza alla lunghezza dei giorni, ma alla ricchezza del cuore. E per Dio la vita di Luca è stata sempre piena di affetto e di quella bontà semplice che lui riusciva a trasmettere a chiunque gli fosse accanto. In Luca c’era una luce particolare, nel suo modo di stare con gli altri che lasciava solo tracce buone. Dio lo ha voluto con sé non per punizione, ma per amore. La malattia è stata una prova dura e ingiusta – ha concluso il sacerdote -, però Luca ha mostrato tutto il suo coraggio, senza far mai pesare la sua condizione alla sua famiglia e ai suoi amici”. Toccante la lettera scritta dalla cugina Giada. “Sono arrabbiata con la vita, ma grata per aver avuto la fortuna di viverti e di crescere con te – ha detto la ragazza, con la voce rotta dal dolore -. Dedicherò a te ogni mio singolo traguardo”. All’uscita del feretro dalla chiesa un lancio di palloncini bianchi verso il cielo. Quel cielo che, da sabato, ha un angelo in più. Ciao Luca, fa’ buon viaggio.
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