Ascoli Calcio - Saltata la trattativa con Pecci, vendita della società sempre più difficile

Ascoli, niente da fare per la cessione
La ritirata di Francesco Pecci nella trattativa con la famiglia Pulcinelli ha prodotto nuove ed innumerevoli incertezze sul futuro del club che resta nero. Anche stavolta qualcosa non ha funzionato nelle interlocuzioni avute tra le parti con le intermediazioni del sindaco Marco Fioravanti che, nel corso dell’ultima settimana, aveva cercato di favorire un’intesa mai trovata. Le alte pretese avanzate dall’attuale proprietà e le intenzioni di Pecci non sono riuscite a collimare, nonostante l’iniziale volontà dell’imprenditore viterbese di procedere all’avanzamento di un’offerta che poi alla fine non è stata mai formalizzata. Al momento del dunque la trattativa si è arenata facendo salire a quattro i tentativi falliti nel corso dell’ultimo anno. Il primo lo scorso giugno con l’operazione intavolata dal broker Alessio Magnone della Mergers Corp M&A International. La seconda con la mossa della Metalcoat definita da Pulcinelli come il tentativo di “prendere una Ferrari con i soldi di una Fiat Panda”. Il terzo lo scorso dicembre. L’ultimo quello, appunto, finito per arenarsi con Pecci. Stavolta neanche le conoscenze ‘meloniane’ hanno potuto aiutare le parti, tutte e tre con amicizie di partito in comune, a favorire un incontro impossibile da trovare. Il primo cittadino così è finito per fare un nuovo buco nell’acqua. Quello che resta complicato da comprendere è la nuova passerella in centro davanti alla Bottega del terzo settore (simile a quella in piazza del Popolo della scorsa estate con Bellini e la signora Metalcoat), il suo recente silenzio in un momento in cui invece la città aveva il diritto di sapere cosa stesse accadendo e soprattutto il perché nelle ultime ore si è continuato a far credere che ci fossero ancora margini quando in realtà Pecci gli aveva già comunicato di tirarsi fuori. Mercoledì scorso infatti Fioravanti si sarebbe prima recato a Roma da Pulcinelli per poi raggiungere Orte dove aveva ricevuto il no della controparte. Il giorno seguente però dall’Arengo si era fatto sapere quanto le parti fossero lontane, ma non che l’amministratore delegato della Uniko Spa aveva comunicato ai proprietari del Picchio di non volersi fare più avanti. Di fronte agli attuali circa 14,5 milioni di euro di debiti le pretese erano che 4 restassero in capo alla famiglia Pulcinelli con i nuovi che si sarebbero dovuti accollare la parte restante. Mentre per Pecci l’offerta non poteva andare oltre i 4,5 milioni. Le divergenze sono state nette anche sul valore del club. Qui l’imprenditore viterbese avrebbe aggiunto quasi 1,5 milioni. Dall’altra parte invece era stata fatta una valutazione particolarmente spropositata del valore degli attuali giocatori. Ecco quindi che trovare una quadra è stato letteralmente impossibile. Ora il club si proietta verso le prossime scadenze previste.
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