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Arquata del Tronto - Dieci anni dal sisma, la memoria torna ai più piccoli che hanno perso la vita

Dieci anni dopo, quando il calendario torna a segnare il 24 agosto, la memoria del terremoto che nel 2016 devastò il Centro Italia torna inevitabilmente alle immagini di quella notte

Editor21 agosto 2026 alle 12:42

Ma ad Arquata del Tronto, più di ogni altra cosa, il pensiero corre ai bambini e agli adolescenti ai quali il sisma strappò la vita. Otto nomi, otto storie spezzate troppo presto: Elisa Cafini di 14 anni, Giordano Ciarpella di quattro, Arianna Masciarelli di 15 anni, Marisol Piermarini di appena 18 mesi, il 14enne Tommaso Reitano, Gabriele Pratesi di 9 anni, Lucrezia Rendina di 16 e Giulia Rinaldo anch’essa di nove anni.  Otto vite che oggi avrebbero avuto sogni, amicizie, scuole da frequentare, compleanni da festeggiare. Otto bambini e ragazzi che il tempo non ha potuto accompagnare fino all’età adulta. Ed è forse proprio questo il volto più doloroso del terremoto: non soltanto ciò che venne distrutto, ma tutto ciò che non ha potuto essere. Tra loro c’è Marisol Piermarini, la più piccola, rimasta sepolta per ore sotto le macerie nella frazione di Pescara. Aveva un anno e mezzo e stava trascorrendo l’estate con mamma Martina e papà Massimiliano. Quella notte d’estate trasformò la felicità in un dolore impossibile da raccontare. Massimiliano e Martina rimasero a loro volta intrappolati per oltre quattro ore. Poi, quando furono estratti, arrivò la notizia che nessun genitore dovrebbe mai ricevere: Marisol non ce l’aveva fatta. Resta indelebile l’immagine di Massimiliano, ferito e su una sedia a rotelle, davanti al piccolo feretro bianco della figlia, consolato dal presidente della Repubblica Sergio Mattarella. Un’immagine che racchiude tutta la tragedia di quella notte: un padre che piange la propria bambina mentre intorno il mondo sembra essersi fermato. Marisol è diventata uno dei simboli del terremoto di Arquata. Il suo sorriso, però, non è rimasto soltanto nelle fotografie. Nel suo nome sono nate iniziative, raccolte fondi, gesti di solidarietà. Le sono stati dedicati un orto curato dagli studenti della scuola di Borgo e un parco giochi ad Ascoli. Perché ricordare un bambino significa anche continuare a farlo vivere nelle cose belle che restano. E accanto a Marisol ci sono gli altri sette giovani nomi. Elisa, Giordano, Arianna, Tommaso, Gabriele, Lucrezia e Giulia. Ciascuno con una famiglia, una stanza, un banco di scuola, un giocattolo, una voce che qualcuno ancora ricorda. Tommaso, 14 anni, era in vacanza con la famiglia e quella notte perse anche il padre Alberto. Il terremoto non cancellò soltanto vite: spezzò intere famiglie e lasciò ferite destinate a non rimarginarsi completamente. Dieci anni dopo, Arquata porta ancora i segni di quella devastazione. Ma porta soprattutto una memoria che non può e non deve essere ricostruita soltanto attraverso numeri e statistiche. Dietro ogni cifra c’era una persona. E dietro quei giovani volti c’erano infanzie, adolescenze, futuro. Dieci anni non bastano a rendere meno ingiusta una morte. Possono soltanto insegnarci che ricordare è un dovere. E che, nel silenzio delle montagne di Arquata, quei nomi continuano a chiedere una cosa semplice e immensa: non essere dimenticati.