Allarme Coldiretti sui lupi, 'si rivedano i criteri dei risarcimenti'
"Uno stillicidio continuo"

L'allarme è di Coldiretti Pesaro Urbino, che cita un allevatore esasperato dalle aggressioni dei lupi al bestiame.
"Non si tratta soltanto della perdita degli animali, ma anche delle conseguenze economiche e organizzative che ogni attacco comporta, soprattutto per quelle realtà che hanno costruito la propria filiera produttiva sull'allevamento e sulla trasformazione del latte - spiega il direttore di Coldiretti Pesaro Urbino, Claudio Calevi - La situazione non riguarda più soltanto le aree montane e maggiormente isolate, ma ci sono alimenta preoccupazioni anche nelle campagne e nei territori collinari, dove l'allevamento al pascolo rappresenta una componente importante dell'economia agricola locale".
Secondo i dati diffusi da Coldiretti, nel 2025 oltre un terzo delle denunce registrate nelle Marche proveniva dal Pesarese: 31 segnalazioni, con Cagli, Cantiano e Serra Sant'Abbondio tra i comuni più interessati.
"I risarcimenti - aggiunge Coldiretti - non riescono ancora a coprire l'effettiva entità dei danni subiti dalle aziende, considerando anche le spese di smaltimento delle carcasse e le ripercussioni sull'attività produttiva".
L'associazione denuncia inoltre aggressioni anche nel Maceratese, in particolare a Camerino. Secondo il racconto di Coldiretti, la scorsa settimana nell'ultimo mese sono stati predati quattro vitelli. "Nelle Marche, vitelli, agnelli e puledri fino a un mese di età sono esclusi dai rimborsi regionali, quando vengono uccisi dai predatori. - concludono - Una lacuna che penalizza soprattutto gli allevamenti allo stato brado o semibrado che, per migliorare il benessere animale e contenere le spese di stalle al chiuso e fieno, possono contare sui pascoli e sugli spazi naturali che la regione offre". "È necessaria una revisione dei criteri di risarcimento - denuncia David Donninelli, direttore di Coldiretti Macerata - La questione degli attacchi dei lupi riguarda soprattutto le aziende che praticano il pascolo, dove le nascite avvengono anche all'aperto e i neonati rappresentano le prede più vulnerabili. Per gli allevatori, perdere un vitello significa non soltanto perdere il valore dell'animale, ma anche compromettere il lavoro riproduttivo e il reddito futuro dell'azienda".
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