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Allarme Cia Marche sul carburante, 'agricoltura e pesca ormai alla frutta'

Amministratore28 agosto 2026 alle 12:16

Il caro carburante pesa sempre di più sui conti delle aziende agricole marchigiane.

L'allarme è della Cia Marche.

Secondo i "Prezzi medi al consumo dei prodotti petroliferi nella Regione Marche" rilevati dalla Camera di Commercio delle Marche, nell'ultima rilevazione disponibile il gasolio agricolo, prendendo come riferimento le forniture comprese tra 1.001 e 5.000 litri, ha raggiunto nelle Marche il prezzo di 1,282 euro al litro, al netto dell'Iva, 1,50 Iva compresa.

"In questo periodo, un anno fa - afferma il presidente Cia Marche Alessandro Taddei - il gasolio agricolo si attestava intorno a 80, 90 centesimi Iva compresa, dunque siamo a un prezzo doppio che non ci permette più di fare reddito, perché il costo del carburante si ripercuote poi su aumenti generalizzati su tutto".

I settori agricoli che vanno bene, nelle Marche "sono pochissimi e - prosegue Taddei - riceviamo decine di telefonate al giorno di associati che ci chiedono cosa potrebbero coltivare, in alternativa a quanto fanno, per risollevarsi. La nostra paura è che parecchi agricoltori quest'anno decidano di non lavorare i terreni, facendo partire le speculazioni da parte di quelle grosse compagnie che investono nei terreni per fare mega impianti fotovoltaici. Siamo disarmati".

Il caro carburante non risparmia neppure la pesca, sostiene la Cia Marche. A fotografare l'impennata dei costi è Eumofa, l'Osservatorio europeo del mercato dei prodotti della pesca e dell'acquacoltura della Commissione europea. "La tendenza all'aumento è evidente - ha dichiarato l'armatore sambenedettese Pietro Ricci - perché un mese fa il prezzo del carburante era di un euro, oggi siamo già a 1,25 al porto di San Benedetto, a Chioggia a 1,30". Per Massimo Sandroni, direttore Cia Marche e della sezione PescAgri "se non possiamo fare nulla sul fronte delle vicende internazionali che, indirettamente, stanno mettendo in ginocchio agricoltura e pesca, possiamo però organizzare strumenti economici e politici che non siano emergenziali ma strutturali".