Attualità

Acqua, serve un approccio complessivo.

Diverse decine di migliaia di animali nella nostra regione, però manca un sistema di approvvi-gionamento idrico permanente.

Amministratore16 settembre 2026 alle 15:16

ANCONA – C’è una questione che non riguarda necessariamente soltanto i cambiamenti climatici e la conseguente siccità, per la quale si adotta troppo spesso un approccio solo emergenziale: stiamo parlando della necessità, per gli animali da pascolo, di trovare acqua.

A dare la misura del problema c’è un’elaborazione Cia Marche su numeri della Banca Dati Nazio-nale dell'Anagrafe Zootecnica. Gli ultimi disponibili, riferiti a giugno di quest’anno, registrano nelle Marche 1.189 allevamenti ovicaprini, con 79.263 ovini e 3.993 caprini, per complessivi 83.256 capi. E il cuore regionale del settore è la provincia di Macerata, dove risultano 374 allevamenti, 33.855 ovini e 1.244 caprini: oltre 35 mila animali.

Il peso della montagna emerge più chiaramente da un'altra elaborazione Cia Marche su informa-zioni della Banca Dati Nazionale. Su 6.156 allevamenti zootecnici considerati, 1.869 erano loca-lizzati in zona montana, circa il 30 per cento, con 74.603 capi, pari al 41 per cento del patri-monio bovino, bufalino, ovicaprino ed equino preso in esame. Tra questi figuravano 748 alleva-menti bovini e bufalini di montagna con 21.771 capi e 859 allevamenti ovicaprini con 48.509 ani-mali.

“È vero che in alcuni casi – commenta il Presidente Cia Marche Alessandro Taddei – la situa-zione si è aggravata a causa del sisma, perché alcune fonti possono essersi seccate, però non si può continuare a gestire la questione in termini emergenziali, ad esempio con l’utilizzo di autobotti. Servono abbeveratoi e laghetti, infrastrutture idriche permanenti piccole ma diffuse, progettate ad hoc per ogni singolo territorio. Innanzitutto, dovremmo censire sorgenti, fontanili, pozzi e tutto l’esistente per poi creare piccoli laghi e bacini di accumulo in quota. Anche sulla miglior captazione e sulla raccolta delle acque meteoriche si può lavorare)

Vito Ricciotti, allevatore di Forca di Presta, all’interno del Parco Nazionale dei Monti Sibillini, è molto chiaro in merito: “C’è una riduzione fisiologica dell’acqua ad agosto e nella nostra zona il ri-ferimento è una sola sorgente, il Ciaula sul Vettore o poche altre, ma comunque il problema è per tutto il periodo del pascolo e dura da anni. Noi allevatori non abbiamo nemmeno le autorizzazioni per costruire strutture permanenti, ci arrangiamo con abbeveratoi e grandi cisterne, ma sono solu-zioni provvisorie. Si possono rompere dei tubi, un animale può rovesciare l’abbeveratoio o anche, semplicemente, non si riesce ad accumulare acqua. Servono interventi istituzionali e strutture fisse”.