2016-2026 – DECENNALE TERREMOTO, UIL MARCHE: “RICOSTRUIRE LE COMUNITÀ OLTRE LE CASE”
Il 24 agosto 2016 la prima devastante scossa apriva una ferita che avrebbe cambiato il volto dell’Appennino centrale e, nelle Marche, soprattutto delle province di Ascoli Piceno, Fermo e Macerata

Nel Decennale delle scosse, la ricostruzione materiale è finalmente avanzata, ma per la Uil Marche la vera sfida è quella di ricostruire il tessuto sociale ed economico delle aree interne. Molti degli immobili recuperati sono seconde case e questo, pur rappresentando un risultato importante, non significa automaticamente restituire abitanti ai territori. Nel frattempo un’intera generazione è cresciuta da sfollata, spesso sulla costa, costruendo altrove relazioni, percorsi di studio e opportunità di lavoro.
“Pensare che torni semplicemente perché le case sono state ricostruite sarebbe un errore – avverte la segretaria generale della Uil Marche, Claudia Mazzucchelli (guarda l’intervista) – La ricostruzione deve quindi diventare una politica di sviluppo e ripopolamento e il primo pilastro deve essere il lavoro stabile e di qualità. Agricoltura e allevamenti sono l’emblema dell’enogastronomia di qualità e del turismo, soprattutto quello esperienziale fatto di cammini e di cicloturismo, ma non possono sostituire in toto l’economia territoriale che invece va costruita dialogando con l’industria locale della trasformazione, costruendo filiere corte e sostenibili capaci di trattenere valore e occupazione. Servono incentivi e una fiscalità regionale e comunale favorevole, ma vincolati alla creazione di lavoro stabile e alla permanenza delle imprese. Smart working e turismo rappresentano opportunità, ma non bastano se i borghi tornano a vivere soltanto nei weekend o durante alcuni mesi dell’anno”.
Una ricostruzione, definita a ragione “il più grande cantiere d’Europa” dove Durc di congruità e badge di cantiere, richiesti dai sindacati, sono strumenti importanti a garanzia di sicurezza e legalità anche se resta aperto il problema abitativo degli stessi lavoratori. Sul punto la Uil Marche continua a chiedere campi base organizzati, valutando anche l’utilizzo delle Sae disponibili, per garantire sistemazioni dignitose, prevenire fenomeni di caporalato e non scaricare sulle strutture ricettive una domanda destinata a scomparire alla chiusura dei cantieri.
“Anche il prosieguo della ricostruzione – prosegue la segretaria Mazzucchelli – che andrà avanti per altri 7/8 anni può rappresentare un’occasione di ripopolamento, incentivando chi lavora nel cratere a trasferirvisi stabilmente ma servono servizi e infrastrutture. Dobbiamo superare la contrapposizione tra costa ed entroterra attraverso trasporti, infrastrutture digitali, sanità, scuola, servizi e presidi bancari, contrastando una desertificazione che non è soltanto demografica ma anche economica e sociale”. Per la Uil Marche, a dieci anni dal sisma, la questione è dunque quale Appennino si vuole lasciare alle prossime generazioni. Non ci si può accontentare di borghi ricostruiti e lasciarli allo spopolamento che li vedeva vuotarsi anche prima delle scosse, ma occorre creare luoghi nei quali tornare a vivere, lavorare, crescere figli e costruire futuro. Alla ricostruzione fisica va urgentemente affiancata la ricostruzione delle comunità, ridando dignità e valore a luoghi bellissimi che vanno vissuti e non “consumati”.
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